SANT’ANGELO IN PONTANO

Al tempo dei Romani doveva essere un vicus o pagus di Falerio e stazione di posta sulla strada che collegava questa importante città alla via per Roma.
Con l’avvento del Cristianesimo al culto di Marte, dio della guerra, venne sostituito quello dell’Arcangelo Michele, pur esso vestito da guerriero e brandendo la spada, così come oggi lo si vede sullo stemma comunale. Qualche tempio dedicato a questo dio pagano venne appunto rimpiazzato dalla prima chiesa matrice dedicata all’Angelo e Sant’Angelo si chiamò il paese. Attorno a questa chiesa ed al suo fonte battesimale si creò la prima vera comunità strutturata in corte che man mano si ingrandì sino a raggiungere una certa importanza al tempo dei Longobardi. Costoro, quando da Spoleto si riversarono in queste nostre zone, fino a creare la contea di Fermo, avevano diviso il ducato in diversi gastaldati e distinguevano il nostro Sant’Angelo dai numerosi altri luoghi aventi lo stesso nome aggiungendovi la precisazione locativa in Pontano, cioè precisavano che trattavasi di quel Sant’Angelo situato nel Gastaldato Pontano, cioè di Ponte, che era una loro città vicino a Spoleto e sede appunto del guastaldo che governava la zona del ducato che si estendeva verso Colfiorito fino a Fermo. Nel sec. VII i Monaci Benedettini fondarono in quel di Girola il convento di S. Maria delle Rose. Successivamente, quando l’abate del monastero di Farfa fu costretto a rifugiarsi a S. Vittoria in Matenano per le scorrerie dei Saraceni, Sant’Angelo in Pontano divenne una corte farfense dipendente appunto dai Benedettini di S. Vittoria.

Al potere dei farfensi si sostituì, attorno al secolo X, quello di signorotti di nobili schiatta ed è proprio dagli antichi documenti di Farfa che si apprende come attorno alla metà del sec. XI il nostro Sant’Angelo in Pontano era pervenuto in potere dei figli di un certo Gilberto e più tardi, verso il 1130, ne divenne signore il conte Gerardo da Foligno. Fu costui a dare al paese l’organizzazione e la struttura castellana che ancora oggi conserva nella sua parte più vecchia, costruendosi nel punto più alto il suo palazzo con le relative difese e nella parte bassa, cuore dell’antica corte, la chiesa del Salvatore con annessa canonica. La signoria della famiglia comitale durò praticamente fino alla fine del XIII. Nel 1245 nasce il cittadino più conosciuto di Sant’Angelo in Pontano: SAN NICOLA detto da TOLENTINO, città ove morì nel 1305.
Nel dicembre 1263 a Sant’Angelo in Pontano, approfittando della presenza nella regione delle milizie di Manfredi, che contrastava l’autorità del papa, fu proclamato il libero comune, che durò però solo pochi anni e che potette reggersi solo sottomettendosi a Tolentino. I nobili feudatari santangiolesi, dopo la restaurazione pontificia, seguita alla sconfitta imperiale, furono reintegrai nei loro poteri feudali e successivamente vendettero i loro diritti di signoria al potentissimo comune di Fermo ove trasferirono le loro abitazioni principali e da allora Sant’Angelo in Pontano divenne uno fra i castelli maggiori dello Stato Fermano.
I santangiolesi parteciparono accanto ai fermani alle guerre contro i ginesini per il possesso dell’Appezzana e di Poggio d’Acera, e furono pure coinvolti nella lotte tra le fazioni guelfe e ghibelline che nel sec. XIV si ebbero a Fermo ed in tutto il suo territorio, alle quali presero parte attiva anche i discendenti dell’antica famiglia signorile santangiolese, divenuti molto influenti nel governo dello stato. Nel corso delle lotte tra gli eserciti pontifici, agli ordini del cardinale Albornoz, ed i vari signorotti marchigiani ribelli all’autorità papale, il castello di Sant’Angelo in Pontano venne assaltato e conquistato nella primavera del 1355, ma senza subire gravi danni, dalle schiere pontificie comandate da Blasco di Bleviso.
Nel periodo che va dall’autunno 1413 al gennaio 1434 Sant’Angelo in Pontano cadde in potere dei Varano di Camerino e tornò allo stato fermano quando divenne signore dello stesso Francesco Sforza.
Essendo un castello di confine dello Stato Fermano, Sant’Angelo in Pontano fu spesso punto di raccolta degli uomini d’arme e soggetto alle scorrerie delle terribili Compagnie di ventura che a quei tempi imperversavano. Il 10 novembre 1445, sul finire del dominio sforzesco, un esercito di armati pontifici, comandato dal condottiero Taliano Furlano, assaltò il paese che era difeso dagli sfozeschi, lo prese di forza, e lo mise a sacco con grande distruzione. Due anni più tardi il governo fermano, tornato alla democrazia dopo al caduta dello Sforza, decretò la riparazione dei danni inferti al castello e la costruzione delle mura.
La storia santangiolese nei tempi che seguirono procedette, senza particolari di rilievo, di pari passo con quella di Fermo del cui Stato fu sempre uno dei castelli più importanti: Fermo vi inviava il suo rappresentate (podestà od ufficiale o vicario) che, collaborando con le autorità locali (massari), rispondeva della sicurezza e della fedeltà di queste nei confronti della città madre, esigendo nel contempo il rispetto delle leggi ed il pagamento dei tributi. A seguito dell’occupazione napoleonica delle Marche, quando la regione fu divisa in tre dipartimenti, Sant’Angelo in Pontano fu nel Dipartimento del Tronto, Distretto di Fermo e Cantone di San Ginesio. Con l’Unità d’Italia, abolita la provincia fermana, con Regio Decreto del 22 dicembre 1860 il paese fu incorporato nella Provincia di Macerata.
Franco Capponi